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Storia

L'origine del paese risale al primo medioevo. Fondato dai Bizantini nel VII secolo, pare tuttavia avere origini ancor più antiche. Il termine greco stephanos, infatti, equivale al latino corona. Secondo lo storico rev. G. Pensabene, Santo Stefano, in posizione militarmente strategica, sarebbe stato la "corona", cioè "la cintura di difesa delle forze romane a monte", quindi attribuisce al centro una funzione militare già in epoca romana. In seguito, arrivati i Greci Bizantini, il lessico latino cominciò ad essere tradotto alla greca, stephanos, appunto.

Tuttavia, l'origine del paese sembra potersi fare risalire, senza forzature, al periodo bizantino, a seguito dell'esodo dei profughi che, dalle coste della Calabria e della Sicilia, si rifugiavano sui monti dell'Aspromonte, per sottrarsi alle persecuzioni dei pirati. Di sicuro impulso per lo sviluppo del paese, fu la costruzione del monastero basiliano di San Giovanni in Castaneto, che fu centro di irradiazione della spiritualità italogreca per tutto l'Aspromonte occidentale, dal 1100 in avanti.

    Al 1310 risale la fondazione della parrocchia, una delle più antiche della diocesi di Reggio Calabria.
    Nel 1543 subisce l'incursione dell'ammiraglio ottomano Khayr al-Din detto "Barbarossa".
    Nel 1552 e nel 1561 un altro corsaro turco, Dragut, si spinge fino al casale.
    Nel 1648, gli stefaniti partecipano attivamente alla violenta ribellione antispagnola, scoppiata a Reggio Calabria sull'onda di quella di Masaniello a Napoli.
    Nel 1777 viene completata la nuova chiesa di Santo Stefano Protomartire, fatta costruire dal principe Vincenzo Ruffo. Distrutta dal terremoto del 1783, viene fatta ricostruire nel 1796, con pianta a croce greca.
    Nel 1811 Santo Stefano, fino al 1806 feudo dei Ruffo, diviene comune autonomo.
    Nel 1876 nasce Giuseppe Musolino, il famoso e romantico "ultimo brigante", la cui vicenda fece scalpore e risuonò per tutto il territorio nazionale e non solo, catturando, in tutta la sua evoluzione, l'attenzione dei media dell'epoca.

Santo Stefano e il Risorgimento

Santo Stefano in Aspromonte ha dato i natali a personaggi che, lavorando di concerto con gli esponenti più illustri dell'età risorgimentale, ebbero a svolgere un ruolo di primo piano nei fatti che portarono all'unità d'Italia. Vi nacquero, infatti, il patriota Domenico Romeo (1796-1847) e il fratello Giannandrea Romeo (1786-1862), Pietro Aristeo Romeo (1817-1886) figlio di Giannandrea, patriota e in seguito deputato; Stefano Romeo (1819-1869), anch'egli patriota e deputato.

Nell'estate del 1847 i Romeo ordirono una congiura in Basilicata, Calabria e Sicilia, a danno dei Borbone. Sulla piazza del paese, il 29 agosto 1847, sventolò il tricolore italiano, e il 2 settembre dello stesso anno, i Romeo guidarono la rivolta su Reggio Calabria, riuscendo a prendere la città e a stabilire anche un governo provvisorio. Fallita però altrove la rivolta, le truppe regie poterono concentrarsi sulla città dello stretto, e l'insurrezione fu soffocata nel sangue.

Domenico Romeo fu ucciso, gli altri catturati e condannati a morte. Scarcerati in seguito, continuarono a lavorare per l'unità d'Italia, fino a divenirne deputati.

Il 7 novembre 1860, al seguito di Vittorio Emanuele II, che entrava trionfante in Napoli insieme a Giuseppe Garibaldi, vi era il vecchio Giannandrea Romeo, mentre la figlia Elisabetta faceva sventolare sul palazzo reale della città partenopea la bandiera tricolore.

 

(fonte Wikipwdia)

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